Le spirali di guerra attuali sembrano inarrestabili trappole logiche. Un recente editoriale su Cilento.vip, rievocando un cult anni ’80, ci offre in realtà la chiave matematica per uscire dal vicolo cieco dell’escalation.
In un momento storico in cui la retorica bellicista domina i feed e le cancellerie occidentali, è facile cadere nel bias cognitivo del “o noi o loro”. Da una parte l’appello alla sopravvivenza muscolare (come quello del prof. Gad Saad), dall’altra un pacifismo che spesso fatica a trovare pragmatismo.
Tuttavia, un interessante articolo pubblicato oggi su Cilento.vip (che potete leggere integralmente qui) sposta il focus su un concetto controintuitivo: la strategia del “Non-Gioco”.
Analizzando il film WarGames, l’articolo suggerisce che l’unica mossa vincente sia “non giocare”. Ma come si traduce questo concetto – apparentemente passivo – in una strategia geopolitica credibile e attiva per il 2026?
Ecco una lettura strategica per i lettori di Pensa.top.
1. Riconoscere il “Gioco a Somma Negativa”
L’errore fondamentale delle attuali leadership mondiali è trattare i conflitti in corso (Medio Oriente, Europa dell’Est) come giochi a “somma zero” (se io vinco, tu perdi). La lettura strategica dell’articolo di Cilento.vip ci ricorda che, nell’era dell’interconnessione globale e degli armamenti avanzati, siamo di fronte a giochi a somma negativa. L’intuizione del supercomputer “Joshua” non è morale, è matematica: ogni mossa aggressiva riduce le risorse totali di entrambi i giocatori.
- Strategia proposta: I decisori politici devono smettere di calcolare i benefici della vittoria e iniziare a calcolare i costi sistemici della partecipazione. La “vittoria” non esiste se il tabellone di gioco (la società civile ed economica) viene distrutto.
2. “Non Giocare” significa “Cambiare Gioco”
Molti interpretano il “non giocare” come una resa. Questa è una lettura superficiale. In termini strategici, rifiutarsi di giocare secondo le regole dell’avversario è la forma più alta di dominio. Gli estremisti e i regimi autocratici prosperano nella polarizzazione: il loro “gioco” è la guerra di logoramento e lo scontro di civiltà.
- Strategia proposta: La risposta credibile dell’Occidente non deve essere simmetrica (rispondere al fuoco con più fuoco, alla retorica con retorica), ma asimmetrica. Significa spostare il conflitto su piani dove la guerra cinetica è inutile: diplomazia economica, isolamento tecnologico selettivo, e soprattutto la costruzione di narrazioni che disinnescano l’odio invece di alimentarlo. Come insegna il Pensiero Laterale, se non puoi vincere in un vicolo cieco, devi abbattere il muro laterale.
3. Disinnescare l’automatismo della risposta
L’articolo di Cilento.vip cita la “Distruzione Mutua Assicurata”. Oggi il rischio è l’Escalation Automatica. Gad Saad parla di “empatia suicida”, ma il vero suicidio è l’automatismo: azione -> reazione uguale e contraria. Un computer nel 1983 capì che l’automatismo portava al game over.
- Strategia proposta: Dobbiamo reintrodurre la “pausa strategica”. Invece di reagire istantaneamente alle provocazioni (che è ciò che l’avversario vuole per legittimare la propria violenza), le democrazie devono diventare imprevedibili. La pace diventa una mossa di disturbo. La diplomazia diventa un’arma di spiazzamento.
Conclusione: La matematica della convivenza
L’articolo su Cilento.vip utilizza una metafora pop per veicolare una verità profonda: la guerra è un algoritmo fallato. Per Pensa.top, la lezione è chiara: per fermare le spirali di guerra odierne, non servono più soldati o missili più potenti. Serve un “aggiornamento del software” mentale dei nostri leader. Dobbiamo smettere di cercare la mossa finale per fare scacco matto, e iniziare a capire che rovesciare la scacchiera – rifiutando la logica della distruzione – è l’unico modo per salvare i giocatori.
La pace non è buonismo. È l’unica strategia statisticamente sostenibile.
Leggi l’articolo originale che ha ispirato questa riflessione su Cilento.vip.
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